La Franciacorta

Franciacorta DOCG: cosa significa davvero

Franciacorta DOCG: cosa significa davvero

Se guardi l’etichetta di una bottiglia di Franciacorta, la sigla DOCG risalta quasi subito. È lì come una promessa, un sigillo di qualità, ma cosa significa davvero?
Spesso la si legge, si immagina che sia “buono”, “importante”, “di qualità”… ma cosa arriva al cuore di chi lo sceglie o lo stappa?
Capire cosa c’è dietro una denominazione come la DOCG è un po’ come andare oltre una prima impressione. Non basta un nome o una sigla: serve tempo per scoprire come nasce qualcosa, quali scelte lo guidano e che tipo di attenzione richiede. Con il vino succede esattamente questo.

DOCG: non solo una sigla, ma un percorso

DOCG sta per Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Non è una targhetta di moda, né una medaglia d’ufficio che si applica a tutti i vini per definizione.

In Italia, questa denominazione rappresenta la più alta tutela legale per un vino.

Significa che il vino:

  • nasce da un territorio ben definito
  • segue regole di produzione ufficiali stabilite da un disciplinare
  • è sottoposto a controlli lungo tutto il percorso, dalla provenienza delle uve al metodo di produzione, fino alle verifiche prima dell’immissione in commercio
  • certifica tradizione, metodo e coerenza produttiva nel tempo

Nel caso del Franciacorta, la DOCG è l’espressione di un lavoro che non riguarda solo il risultato finale, ma ogni scelta fatta lungo il cammino, in vigna e in cantina.

Un territorio con una storia e un carattere

La Franciacorta si trova in Lombardia, nella provincia di Brescia, tra colline di origine morenica e la vicinanza del Lago d’Iseo. Qui il clima mitigato, i suoli morenici e la tradizione vitivinicola si intrecciano per creare un ambiente particolarmente adatto alla produzione di vini spumanti di alta qualità. Nel 1967 questa zona ottiene la sua prima DOC, una delle prime in Italia, ma è nel 1995 che il Franciacorta diventa ufficialmente DOCG, riconosciuto come la massima espressione italiana nel segmento dei vini spumanti metodo classico.

Cosa comporta la DOCG per chi produce Franciacorta

La DOCG non riguarda solo dove nasce un vino, ma soprattutto come viene fatto. È un insieme di regole che accompagnano ogni fase del lavoro e che incidono in modo diretto su ciò che ritroviamo nel calice.

Le uve e i vitigni ammessi

Il disciplinare del Franciacorta DOCG definisce in modo preciso quali uve possono essere utilizzate e in che proporzioni, proprio per preservare uno stile riconoscibile e coerente nel tempo. Per il Franciacorta DOCG (bianco), l’uvaggio può essere composto da:

  • Chardonnay e/o Pinot Nero: rappresentano la base del Franciacorta e ne definiscono struttura ed equilibrio; possono costituire anche l’intero uvaggio, senza l’obbligo di percentuali minime, ed essere quindi utilizzati anche da soli
  • Pinot Bianco, ammesso fino a un massimo del 50%
  • Erbamat, vitigno autoctono del territorio, utilizzabile fino a un massimo del 10%

Per alcune tipologie specifiche, il disciplinare prevede indicazioni più precise:

  • Franciacorta Satèn: prodotto esclusivamente con uve bianche, con Chardonnay in misura non inferiore al 50% e Pinot Bianco ammesso fino a un massimo del 50%
  • Franciacorta Rosé: deve contenere almeno il 35% di Pinot Nero, a cui possono affiancarsi Chardonnay, Pinot Bianco (fino al 50%) ed Erbamat (fino al 10%)

Queste scelte non sono casuali. Servono a mantenere un’identità riconoscibile e coerente, evitando miscele generiche e lasciando spazio a vini che raccontano davvero il carattere del Franciacorta, mantenendo un filo riconoscibile che attraversa le vendemmie e racconta il territorio con continuità.

Il metodo di produzione

Il Franciacorta DOCG deve essere prodotto con la rifermentazione in bottiglia — lo stesso metodo classico dello Champagne — e con l’eliminazione del deposito attraverso la sboccatura, non con tecniche più semplici o industriali. Questo processo richiede tempo, pazienza e cura: è lento, laborioso e non permette scorciatoie.

Tempi di affinamento

Per poter portare la sigla DOCG, il vino deve riposare almeno 18 mesi sui lieviti prima di essere commercializzato. Poi ci sono affinamenti più lunghi per tipologie specifiche, come il Millesimato e la Riserva, che richiedono tempi ancora più estesi.

Tipologie nel mondo Franciacorta DOCG

La DOCG non identifica un solo stile, ma una famiglia di vini diversi tra loro. Tra le principali tipologie troviamo:

  • Franciacorta DOCG — la versione “base”, elegante e bilanciata
  • Satèn — più morbido e setoso, spesso percepito come più gentile al palato
  • Rosé — con una nota più fruttata e vivace
  • Millesimato — frutto di una sola annata selezionata e affinata più a lungo
  • Riserva — l’espressione più profonda del tempo e della pazienza

Ogni versione interpreta un aspetto diverso del territorio e del metodo: dalla freschezza del base alla complessità della Riserva, passando per la delicatezza di un Satèn.

Cosa cambia per chi beve

Ora mettiamola così: immaginiamo di prendere in mano due vini, uno con DOCG e uno senza. Entrambi possono essere piacevoli, ma il Franciacorta DOCG porta con sé una promessa di coerenza, metodo e riconoscibilità. Quando versi nel calice, il perlage è fine, la struttura bilanciata, e spesso la complessità aromatica riflette i mesi passati a riposare in bottiglia. Non è una “garanzia di bontà assoluta”, ma un invito a leggere il vino con occhi più attenti, sapendo che dietro quella bottiglia ci sono regole, storia e scelte. Proprio come quando scegliamo una ricetta artigianale fatta con cura, ogni sorso racconta qualcosa di più profondo di una semplice piacevolezza.

Il valore della DOCG per il territorio

La DOCG non protegge solo il vino: protegge il lavoro delle persone, la capacità di leggere ogni stagione e interpretarla in bottiglia, e la reputazione di un territorio. Significa che chi produce deve essere responsabile della propria scelta, deve guardare al futuro e prendersi cura delle vigne come se fossero parte della propria storia familiare. E questa è una bellezza che va oltre il vino: è rispetto per un luogo, per il tempo e per chi, come noi di Vinea Ventis, sceglie di raccontarlo con onestà.

Conoscere per bere meglio

Quando parliamo di DOCG, non vogliamo che tu ti senta perso in un elenco di regole da imparare. Ci interessa piuttosto che tu percepisca cosa c’è dietro quelle lettere: un territorio, un metodo, una storia fatta di scelte quotidiane e di persone che lavorano seguendo il ritmo naturale delle stagioni. Conoscere la DOCG del Franciacorta significa avvicinarsi al vino con curiosità, senza la fretta di giudicare. Significa concedersi il tempo di ascoltare ciò che il vino racconta, nel calice e nel contesto in cui nasce. A volte leggere non basta. Si ha voglia di vedere, ascoltare e respirare da vicino ciò che il vino racconta, e la cantina è il luogo in cui il racconto continua. Qui il vino non è solo qualcosa da bere, ma una vera e propria esperienza da vivere: tra le vigne, i silenzi, i profumi e il lavoro di ogni giorno. È lì che, per noi, il Franciacorta trova davvero la sua voce.

Se vuoi conoscere questo luogo e viverlo insieme a noi, qui trovi il link per prenotare una visita in cantina.

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